Storia della cartomanzia

L’universo esoterico<\/strong> della chiaroveggenza <\/strong>è vecchio come il mondo. Affonda dunque le sue radici alla base di ogni civiltà, e numerosi « stregoni <\/strong>» e uomini-medicina utilizzavano già alcune di queste pratiche fin dall’antichità.

Ma per quanto riguarda la cartomanzia<\/a><\/strong>, è solo nel 15°<\/sup> secolo che essa è apparsa nel Regno di Spagna. Ancora oggi assai rinomata come una delle arti divinatorie<\/strong> più celebri, ne seguiremo il percorso<\/strong>, dalle sue origini <\/strong>fino ai giorni nostri, in cui ci si può far leggere le carte<\/strong> con qualche clic online.

Le origini della cartomanzia

Contrariamente ai luoghi comuni che talvolta sono duri a morire, i mazzi di carte <\/strong>non traggono la loro origine dall’antico Egitto. E se i grandi saggi egizi dell’epoca dei faraoni <\/strong>praticavano già assai bene la chiaroveggenza<\/strong>, essi non inventarono affatto l’arte divinatoria<\/strong> di poter predire il proprio avvenire a un soggetto attraverso carte di qualsiasi genere.

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Di fatto, le primissime tracce<\/strong> di carte da gioco si trovano in India <\/strong>e nella Cina <\/strong>ancestrale, qualche migliaio di anni a. C.

Suddivise tra i domino e i dadi dell’epoca, le carte <\/strong>servivano dunque come giochi assai ludici in questa parte del mondo orientale, anche se non esiste alcuna prova che esse potessero essere utilizzate, in quel momento, a fini divinatori.

Più tardi, fu grazie alle carovane dei mercanti che percorrevano la famosa via della seta<\/strong> che le carte da gioco<\/strong> sarebbero state esportate in Medio Oriente<\/strong>, raggiungendo la penisola Arabica e infine l’Egitto sotto l’era di Tolomeo XII, il padre di Cleopatra.

La comparsa delle carte da gioco in Occidente

Fu dunque entrando in contatto con nuove culture facenti parte delle grandi civiltà dell’epoca che le carte da gioco <\/strong>poterono svilupparsi<\/strong>. Come nella Persia antica<\/strong>, per esempio, dove il mazzo di carte comincia a completarsi<\/strong>.

voyantes gitanes

Ma assai presto, fin dal 9°<\/sup> secolo, i numerosi flussi migratori<\/strong> le importeranno in Europa <\/strong>e dapprima presso le popolazioni gitane<\/strong> e zigane<\/strong>, che adotteranno nuove tecniche di gioco<\/strong>.

Si conosce l’attrazione del popolo nomade gitano <\/strong>per tutto ciò che riguarda la chiaroveggenza <\/strong>e non ci si può sbagliare nell’affermare che furono proprio loro i primissimi<\/strong> a servirsi delle carte <\/strong>da gioco per fare predizioni sull’avvenire<\/strong>.

Senza davvero saperlo, avrebbero dunque inventato ciò che si sarebbe chiamato, un po’ più tardi, la cartomanzia<\/strong>.

La nascita del mazzo di carte tradizionale in Spagna

Nel Medioevo<\/strong>, le popolazioni zigane e gitane <\/strong>si integrarono nella maggior parte dei paesi europei, e in particolare in Spagna <\/strong>e in Italia<\/strong>.

Furono loro dunque a familiarizzare gli autoctoni con la pratica delle carte. E fu nel 15°<\/sup> secolo, in seno al regno ispanico<\/strong>, che venne creato il mazzo di carte tradizionale a 54 carte<\/strong> così come lo si conosce ancora oggi. Ottenne assai presto un grande successo in seno a tutte le fasce della popolazione e, ben presto, tutti si misero a giocare grazie a nuove pratiche.

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Nello stesso tempo, i numerosi veggenti <\/strong>intuirono in questo nuovo mazzo di 54 carte <\/strong>nuovi modi di esplorarle a fini divinatori<\/strong>.

Bisogna dire che il mazzo è particolarmente ricco, poiché si compone di 4 semi <\/strong>che sono i fiori, le picche, i cuori e i quadri. Inoltre, ciascuno di questi semi include 10 carte che vanno dall’Asso al numero 10<\/strong> ed è arricchito da carte maggiori che rappresentano il Fante<\/strong>, la Regina <\/strong>e il Re<\/strong>.

La cartomanzia si declina in tarocchi

Il successo di questo nuovo mazzo di carte <\/strong>completo supera presto le frontiere della Spagna per raggiungere l’Italia<\/strong>, poi la Francia<\/strong>.

Tocca dunque agli italiani interessarsene grandemente, tanto più che la popolazione zigana<\/strong> si è ben radicata fra loro e comincia a praticare l’arte divinatoria<\/strong> grazie all’interpretazione delle carte<\/strong>.

Se questa pratica può suscitare qualche critica <\/strong>fra la popolazione, non resta per questo meno intrigante<\/strong>, persino attraente <\/strong>per alcuni che vedono in essa un’evoluzione pertinente.

È così che si assisterà alla creazione <\/strong>del primissimo mazzo di carte dei tarocchi <\/strong>nel 1425, che si chiamerà « tarocchi <\/strong>», e che adescherà numerosi spiriti in seno all’Italia medievale.

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Istituito e concepito su richiesta del ricchissimo Filippo Maria Visconti, allora duca di Milano e grande appassionato di tutto ciò che si riferisce ai giochi, questo mazzo di carte dei tarocchi<\/strong> sarà dunque il primo a comporsi di 16 carte maggiori<\/strong>. Tra queste ultime, 4 rappresentavano le virtù<\/strong>, 4 indicavano le ricchezze<\/strong>, 4 simboleggiavano le vergini <\/strong>rinomate e infine 4 incarnavano tutti i piaceri della vita<\/strong>.

È da notare che vi si faceva già riferimento all’astrologia <\/strong>attraverso carte che mettevano in scena pianeti del nostro sistema solare quali Mercurio e Venere.

Di questo antenato del mazzo dei tarocchi<\/strong>, non resta oggi purtroppo alcun esemplare, soltanto qualche nota che ci permette di immaginarlo. Naturalmente, i veggenti videro in questo mazzo dei tarocchi<\/strong> nuove prospettive straordinarie per future letture delle carte<\/strong>, ma furono ben i soli. In effetti, non ebbe il successo sperato presso il pubblico e gli italiani lo trascurarono persino un poco.

Ma fu in Francia <\/strong>che esso avrebbe conosciuto un successo antologico<\/strong>.

La Francia scopre il mazzo dei tarocchi

Fu a metà del 15°<\/sup> secolo che la Francia si appropria<\/strong> dunque di questo mazzo di carte venuto dall’Italia che vedrà il suo nome trasformarsi in « tarot <\/strong>». Ha da subito un successo clamoroso<\/strong>, tanto più che l’invenzione industriale che è la stampa favorirà la sua grande distribuzione.

Assai presto vengono concepiti nuovi mazzi di carte dei tarocchi<\/strong>, basati sul loro antenato italiano, ma che prendono alcune nuove direzioni <\/strong>un po’ più esoteriche<\/strong>.

tarot de paris

Così, i tarocchi di Catelin Geoffroy<\/strong> e i nuovi tarocchi di Parigi <\/strong>vedono la luce all’inizio del 16°<\/sup> secolo, ma è proprio l’arrivo dei tarocchi di Marsiglia<\/strong> che accrescerà la popolarità della cartomanzia <\/strong>in tutto il paese.

tarot le mat

Il mazzo dei tarocchi di Marsiglia<\/strong> si compone di 78 carte<\/strong>, una più bella dell’altra, grazie alle magnifiche rappresentazioni<\/strong> che vi sono impresse.

Rappresentazioni che simboleggiano <\/strong>su ciascuna delle carte un tratto particolare<\/strong> legato alla natura umana<\/strong>. Su queste 78 carte, vi troviamo 22 arcani maggiori <\/strong>detti trionfi<\/strong>, tra cui uno che si chiama il matto<\/strong> e che simboleggia <\/strong>da solo il percorso <\/strong>iniziatico attraversato attraverso tutte le altre carte. Vi si incontrano anche i 56 arcani minori<\/strong>, che sono divisi in 4 semi <\/strong>o insegne chiamate Coppe<\/strong>, Spade<\/strong>, Bastoni <\/strong>e Denari<\/strong>.

In seno a ciascuno di questi semi, si trovano 10 carte<\/strong> che vanno dall’Asso al n°10<\/strong>, ma anche un Cavaliere<\/strong>, un Fante<\/strong>, una Regina <\/strong>e un Re<\/strong>.

Assai presto, questo mazzo di carte dei tarocchi <\/strong>più che completo avrebbe deliziato tutti i professionisti <\/strong>della chiaroveggenza <\/strong>e i loro consultanti sempre più numerosi.

Il successo folgorante dei tarocchi di Marsiglia

Bisogna dire che a quell’epoca, numerose erano le indovine<\/strong> che si incontravano ai bordi delle strade, nelle taverne e persino in seno alle corti reali.

Se alcune praticano ancora la lettura nelle linee della mano<\/strong> per predire il proprio avvenire <\/strong>a un consultante, la maggior parte di esse utilizza ormai i celebri tarocchi di Marsiglia<\/strong>.

tarot de Marseille

È dunque così che tutte le fasce sociali della popolazione <\/strong>francese si sarebbero fatte leggere le carte <\/strong>per conoscere un pezzo del loro avvenire<\/strong>.

Questo successo fu assai lucrativo <\/strong>per le veggenti <\/strong>che, spesso bohémienne<\/strong>, provenivano dagli strati sociali più bassi e vivevano generalmente in famiglia in seno a un carrozzone di fortuna. D’un tratto, il loro orizzonte d’avvenire si rischiarava ed esse potevano intravedere il domani sotto migliori auspici.

Ben presto, altri mazzi di tarocchi<\/strong> videro la luce, come la lettura dell’Oracolo di Belline<\/strong> o il Rider Waite<\/strong> dal lato inglese, entrambi concepiti da occultisti <\/strong>di fama, ma i tarocchi di Marsiglia<\/strong> restarono soli in cima al cartellone.

L'oracle de Belline

La chiaroveggenza nel 20°<\/sup> e 21°<\/sup> secolo

Dopo l’avvento dell’industrializzazione <\/strong>e gli sconvolgimenti dovuti alle due grandi guerre mondiali<\/strong>, il mondo non è più lo stesso e i praticanti <\/strong>di arte divinatoria<\/strong> hanno avuto il tempo di vedere il vento cambiare.

Senza dire che l’universo della chiaroveggenza <\/strong>sia scomparso dai radar, ma soltanto che si sarà dovuto adattarsi a tutti i cambiamenti sopraggiunti nel secolo della modernità.

E fin dagli anni 50, le veggenti rimbalzano<\/strong> aprendo studi privati<\/strong> in cui esercitare i loro doni<\/strong>. Senza ritrovare il successo d’un tempo, continueranno a soddisfare la curiosità<\/strong> dei consultanti, che non possono accontentarsi di oroscopi poco credibili <\/strong>ai loro occhi.

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Poi, all’alba del 21°<\/sup> secolo, le cartomanti<\/strong>, spesso divenute tarologhe<\/strong>, lasceranno cadere il lato teatrale della loro professione per dar spazio a più pragmatismo <\/strong>nelle loro predizioni.

Oggi, esercitano il più delle volte online<\/strong> o per telefono<\/strong>, grazie alle innovazioni tecnologiche<\/strong>, il che permette loro di procurare una seduta a chiunque lo desideri. 

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